La Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) rappresentò uno dei conflitti più lunghi e devastanti della storia europea, nato come scontro confessionale tra cattolici e protestanti nel Sacro Romano Impero e progressivamente trasformatosi in una guerra politica e dinastica che coinvolse le maggiori potenze continentali. Con la Pace di Westfalia si ridisegnò l’assetto del continente, sancendo l’indebolimento dell’Impero asburgico e la nascita di un nuovo ordine fondato sulla sovranità degli Stati.
Accanto ai grandi sovrani e generali che dominarono la scena, un ruolo significativo fu svolto anche da figure appartenenti alle aristocrazie italiane, polacche e iberiche, la cui vicenda si intrecciò con luoghi apparentemente lontani dai campi di battaglia. È il caso di San Casciano dei Bagni, e delle nostre terme, che nel Seicento divenne punto di incontro per nobili e militari europei in cerca di cure, ristoro e momenti di tregua. Le nostre acque salutari non solo offrivano beneficio fisico, ma si trasformavano anche in occasione di relazione, socialità e scambio tra personalità provenienti dalle corti più diverse.
In questo scenario, la presenza di Mattias de’ Medici acquista un valore particolare. Figlio del granduca Cosimo II e fratello di Ferdinando II, egli prese parte nelle file imperiali alle fasi finali della guerra, distinguendosi per capacità organizzative e spirito militare. I suoi soggiorni a San Casciano, volti ad alleviare le fatiche delle campagne, testimoniano quanto le terme fossero considerate parte integrante del percorso di cura dei nobili e quanto il luogo fosse integrato nei circuiti di prestigio mediceo.
Non meno importante fu Federico Savelli, nobile romano e condottiero imperiale, che aveva combattuto sin dai primi anni del conflitto, distinguendosi alla Battaglia della Montagna Bianca del 1620 e subendo la disfatta di Breitenfeld, dove cadde prigioniero. Segnato dalle prove della guerra, Savelli venne a San Casciano per ritrovare salute e vigore, come altri generali cattolici che facevano delle terme toscane una tappa necessaria nel loro percorso di vita e di carriera.
Il fenomeno non riguardò solo l’Italia. Jan Kazimierz Waza, fratello del re di Polonia e futuro sovrano egli stesso, prese parte alle campagne imperiali, combattendo al fianco degli Asburgo prima di essere fatto prigioniero dai francesi. L’esperienza della guerra in Germania fu per lui formativa, e la sosta a San Casciano costituì non solo un momento di cura, ma anche un’occasione di inserimento nelle reti politiche dell’aristocrazia toscana. Similmente, Zygmunt Karol Radziwiłł, esponente di una delle più potenti famiglie del Granducato di Lituania, frequentò le terme come luogo di ristoro durante i suoi spostamenti in Italia, legando la dimensione militare e diplomatica alla ricerca di benessere fisico.
A questo quadro si aggiunge la figura di Manuel de Moura Corte-Real, marchese di Castel Rodrigo, diplomatico e consigliere della monarchia spagnola. Presente nei negoziati che accompagnarono la parte finale del conflitto e poi viceré in Catalogna e nei Paesi Bassi, egli soggiornò a San Casciano riconoscendo nelle sue terme non solo un luogo di cura, ma anche un contesto privilegiato per incontrare e dialogare con altri protagonisti della vita politica europea.
Così, attraverso le esperienze di questi uomini – generali, principi e diplomatici – San Casciano dei Bagni si rivela non un semplice borgo termale, ma un vero e proprio crocevia europeo del Seicento. Nelle sue acque si intrecciavano le vicende personali di uomini segnati dalla Guerra dei Trent’Anni con le grandi trame della politica internazionale. Qui le fatiche delle campagne militari trovavano sollievo, mentre prendevano forma nuove relazioni e alleanze. La presenza di personaggi come Mattias de’ Medici, Federico Savelli, Jan Kazimierz Waza, Zygmunt Karol Radziwiłł e Manuel de Moura Corte-Real dimostra come il nostro paese, pur lontano dai grandi teatri di guerra, fosse inserito in una rete di frequentazioni aristocratiche che lo proiettava al centro dell’Europa barocca. San Casciano, luogo di cura e di tregua, si affermò così come spazio simbolico in cui salute, diplomazia e prestigio nobiliare si fusero, restituendoci l’immagine di una piccola comunità capace di dialogare con la grande storia del continente.
