Una delle storie che le vecchie generazioni si sono tramandate oralmente riguarda la figura di Pietro, sepolto nella Chiesa della Concezione.
L’ultima versione che veniva raccontata dagli anziani voleva che Pietro fosse un povero frate morto di freddo sulle scale della Chiesa della Concezione in seguito al rifiuto dell’ospitalità da parte dei sancascianesi.
Non sembra sia andata proprio così, anche se la sua storia era stata già dimenticata nella prima metà del XVII secolo, così come di dove fosse stato traslato il suo corpo.
Fù così che dal 2 al 3 maggio 1638 fu istituita una commissione con il compito di far luce sul Beato Pietro e sul culto che si era creato intorno alla sua figura.
Furono quindi sentite alcune delle persone più anziane del paese: Francesca di Guerra di anni 70, Claudia di Cristofano di anni 67, Filippa di Michelangelo di anni 54, Ascanio Bulgarini di anni 77, il frate domenicano Pio, figlio di Vincenzo Lombardelli, di anni 76, preceduti dal Vescovo di Chiusi Ippolito Campioni.
I testimoni, con l’eccezione ovviamente del Vescovo, erano quindi nati pochi anni dopo la Guerra di Siena, dal 1561 al 1584, all’epoca dei fatti erano piccoli e ci tengono a sottolinealo, come Francesca che concluse la sua testimonianza con un eloquente dipoi ero piccola non ho tenuto a mente altro che quanto esposto.
Tutti si ricordavano la tomba del Beato Pietro, ma nessuno ne indica l’anno di morte o da quanto tempo fosse lì. La data sulla lapide riporta il 1561, il che ci porterebbe ad una periodo di crisi dell’ordine guglielmita che da lì a poco, con la conclusione del Concilio di Trento e le tensioni tra l’esigenza di mantenere la tradizione eremitica e l’adattamento richiesto dalle nuove norme ecclesiastiche della Controriforma, vedeva accentuare la propria crisi nell’ambito toscano.
Dalle testimonianze giurate dei sei convocati si hanno almeno tre certezze: la prima è che la Chiesa fosse intitolata a San Pietro e che la dedica alla Concezione fosse avvenuta solo dopo, durante la loro vita, quindi agli inizi del ‘600; l’altra è quella che l’aspetto che conosciamo oggi è il frutto di ampliamenti avvenuti negli stessi anni e che quindi la tomba del Beato Pietro fosse stata spostata e/o murata in occasione di questi lavori; che il corpo del Beato Pietro fosse stato visibile ai fedeli, deposto in una cassa e protetto da una grata di ferro. Claudia è la più precisa nel descrivere la sepoltura di Pietro: non vi era altro Altare, ma si bene una ferrata incastrata in pietre, e sopra un’altra pietra con le lettere, e dentro alla ferrata ci era un Romitello, o fratello in cassa con il suo cappuccio in testa, che si vedeva poco il volto, e teneva le mano una sopra l’altra, al quale si pregava il perdono da tutti che da chi cognoscesse il bene dal male si durò 8 ò 10 anni, poi fu levato da lì e fattoci l’Altare e quella cassa senza più vedersi fu messa con la sua pietra con lauda sopra nel muro dove vi era in detto tempo l’Altare, e non si è più preso il perdono di poi, come si faceva prima. Il corpo del Beato Pietro era, molto probabilmente, dove è l’attuale altare, mentre fu spostato poi dove era il vecchio altare che per tutti loro era all’incontro della porta che si entra in detta Chiesa. Anche frate Pio ricorda che nella chiesa c’era una ferrata nel muro, dentro la quale dicevano essere le reliquie del Beato Pietro e queste essere venerate dal popolo. Così come il fatto che i resti di Pietro furono spostati: E’ vero anco che le dette reliquie erano in un altro luogo di detta chiesa, et non dove le hanno trovate. Anche Francesca concorda sul fatto che fossero state spostate: Io mi ricordo, che nell’età della mia fanciullezza ed altre mie Compagne, e uguali d’età venivamo in questa Chiesa di S. Pietro, dove al ricontro dell’entrata ci era una grata di ferro, e una pietra sopra e ci si pigliava il perdono da tutti […] si diceva che ci era il Beato Pietro che poi allargandosi di li a più anni detta Chiesa fu levata detta grata e questa esposta dov’è al presente, che all’hora c’era l’Altare, il quale levatosi si fece dov’è hora, e di poi non di continuata la devotione perché non si vedeva […] in carni, e ossa.
Ascanio, il più vecchio del gruppo, invece sembra ricordarsi qualche dato in più: Mi ricordo che fu fatto murare da tal Belardino di Pierantonio che era Priore di detta Compagnia, che potevo haver 12, ò 13 anni. Questo potrebbe collocare la traslazione intorno al 1573/1574, anche se sarebbe troppo prossima alla data di nascita di Claudia che dovrebbe essere intorno al 1571.
Tutti i testimoni ricordano il culto che era legato al Beato Pietro, ovvero quello di ottenere il perdono. Una pratica religiosa che oggi ci sfugge, non avendo ulteriori elementi che dettaglino come si svolgesse e come venisse richiesta. Concordano sul fatto che questo culto sia sopravvissuto solo fino a quando era visibile il corpo del frate, poi quando fu murato e nascosto alla vista, con esso scomparve anche il culto.
Ma alla fine, chi era questo Pietro?
Era un eremita dell’Ordine di San Guglielmo, che dagli inizi del XIII secolo era presente a San Casciano con un importante convento, uno dei primi due fondati dopo la morte di Guglielmo da Malavalle. Come abbiamo visto siamo in una fase di declino dell’ordine, così come del loro cenobio sancascianese. Qualche eremita doveva quindi essere rimasto nelle campagne sancascianesi.
Tra i ricordi dei testimoni si possono rilevare già due versioni diverse con in comune il solo fatto del cero che non si consuma e la presenza di pioggia.
Claudia ed Ascanio riportano la stessa versione, il “miracolo” avvenne durante il trasporto del corpo di Pietro verso la chiesa per essere seppellito: dicevano le genti che questo corpo era un romito di San Guglielmo di Santa Vita, che si fece portare a seppellire in detta chiesa con un lumino il quale non si spense mai benchè fusse tempo strano (Ascanio); si diceva che questo fussi un Romito da S. Guglielmo di Camp.le, che era devoto di questa chiesa e che nel suo male havea lassato d’essere seppellito dentro, che si andasse per lui dai fratelli di detta Compagnia con un Candelo di un quattrino, e così fu fatto, e che questo candelo senza spegnersi durò per tutta la via, e fino al mortorio, benchè sia più di un miglio, che così sentivo dire da mio padre, e madre, e altri vecchi (Claudia). Filippa ci racconta una storia diversa che a lei aveva raccontato il figlio di Pompeo della Ripa: mi disse che questo era un Romitello che andando una sera a casa di suo padre gli havea dato da dormire e che lui la notte per non disturbare di sera pian piano, accendendo un candeletto uscì fuore, detto suo padre gli andò dietro per veder quel che faceva, arrivò alla sua Chiesa di S. Guglielmo lontana di più di un miglio disse la Compieta, e poi ritornò in detta lor casa con detto Candelo sempre acceso, e senza esser mollo niente benchè piovesse.
